
La psicologia.

G. E. R. Lloyd: la dottrina della psych di Aristotele e le
opinioni dei predecessori

Geoffrey E. R. Lloyd, professore all'Universit di Cambridge,
studioso del pensiero greco e in particolare di quello
scientifico, in queste pagine sintetizza il ruolo che la dottrina
dell'anima svolge nel sistema filosofico di Aristotele, e propone
un interessante confronto con le concezioni dell'anima dei primi
filosofi e soprattutto con quella di Platone, secondo il quale il
ruolo dell'anima umana e i motivi della sua unione con il corpo
possono essere compresi soltanto in una prospettiva escatologica,
cio in relazione ai destini ultimi dell'uomo e del mondo. Per
Aristotele, invece, l'anima - come la sostanza - assolve al
compito di legare la fisica all' etica e alla metafisica

Per parecchi aspetti la dottrina aristotelica della psych  un
ganglio vitale di tutta la sua filosofia: certo rappresenta la
chiave di volta della sua filosofia della natura, e costituisce un
importante tratto di congiunzione fra i suoi sistemi fisico, etico
e teologico. Fra tutti gli oggetti del mondo naturale sono appunto
quelli dotati di vita a fornire gli esempi pi chiari e
rappresentativi del ruolo ricoperto dalla causa finale - un
giovane animale o il seme di una pianta che si sviluppa fino a
diventare un esemplare adulto. La dottrina per cui creature
viventi diverse possiedono differenti funzioni vitali gioca
infatti [...] una parte di primo piano nella sua concezione della
felicit, in quanto la felicit ed il bene dell'uomo sono definiti
in termini di attivit della psych, ed in particolare nei termini
di una facolt posseduta solo dall'uomo fra tutti gli esseri
dotati di vita: la ragione. Pertanto l'attivit pi elevata
dell'uomo  l'attivit della ragione: la contemplazione. Le
creature viventi sono organizzate in una scala gerarchica che
dipende dalle facolt delle psych all'interno di esse e che verso
l'alto arriva a comprendere anche gli di. Mentre gli uomini
posseggono la ragione al fianco di altre facolt pi basse della
psych, agli di  riservato il possesso della ragione pura, e
l'attivit del motore immobile viene descritta appunto in termini
di contemplazione continua e libera.
Convenzionalmente tradotto anima, il termine psych presenta
tuttavia una gamma di accezioni molto pi ampia del nostro anima
o mente, perch copre quasi tutte le funzioni vitali: dalla
riproduzione alla sensazione ed alla locomozione, fino
all'attivit propriamente riflessiva. I tre libri del De anima e
gli altri trattatelli raggruppati sotto il titolo di Parva
naturalia contengono molto di pi di quello che intendiamo noi
oggi con il termine psicologia. Trattano ovviamente senz'altro
le facolt cognitive, la sensazione e la ragione, ma soprattutto
dedicano largo spazio a quelli che oggi sarebbero considerati
problemi fisiologici, come il sonno o la veglia o anche la
respirazione. Questi trattati introducono in modo naturale alla
biologia vera e propria: cos come la psicologia del De anima e
dei Parva naturalia include parecchia fisiologia, analogamente gli
organismi viventi vengono presi in considerazione nei trattati
biologici in parte (ma in alcuni passi tematicamente) dal punto di
vista della loro psych. Nel De partibus animalium (641a)
Aristotele osserva che  compito del filosofo naturalista parlare
e documentarsi sulla psych , mentre nel De anima (402a) rileva
che la conoscenza di essa [della psych] contribuisce chiaramente
moltissimo ad afferrare la verit nel suo complesso, e in
particolare alla nostra comprensione della natura.
Come  suo costume, nel I libro del De anima, Aristotele comincia
la sua disamina del problema della psych considerando le opinioni
dei predecessori in una rassegna che non  affatto solo di
carattere storico, ma permette anche una individuazione immediata
dei maggiori problemi che il filosofo intende affrontare. Il suo
profilo storico spazia cos da un capo all'altro della
speculazione sull'argomento dai presocratici al quarto secolo ed 
corredato da alcune interessanti interpretazioni personali e da
varie critiche alle opinioni dei predecessori; cos suggerisce, ad
esempio, che i due tratti caratteristici attraverso cui i
pensatori precedenti avrebbero individuato la presenza della
psych sarebbero stati il movimento e la riflessione, e non manca
di criticare aspramente coloro i quali non avrebbero saputo
distinguere con chiarezza fra sostanze inanimate e animate. N
manca di domandarsi conseguentemente perch mai - se l'anima si
fosse identificata con l'acqua o il fuoco - tali stessi elementi
non dovessero dar luogo a esseri viventi ovunque si presentassero.
Identificare l'anima con il fuoco significa limitarsi a rispondere
ad un quesito sulla composizione di essa, ma non contribuisce a
facilitare la nostra possibilit di distinguere fra quanto  vivo
e quanto non lo .
Bisogner inoltre tener presente che per una migliore comprensione
della dottrina aristotelica dell'anima sono di particolare
importanza due questioni molto dibattute ai suoi tempi: la prima
concerne se e in che modo l'anima ha parti, la seconda i rapporti
fra l'anima e il corpo ed in particolare l'attitudine della prima
ad un'esistenza separata. Entrambi i problemi erano stati
ampiamente dibattuti nel corso del quarto secolo, ed entrambi
sollevati e discussi da Platone. Dopo avere enunciato la famosa
dottrina della tripartizione dell'anima nel quarto libro della
Repubblica [vedi lettura 5 del capitolo Uno], prima della fine
Socrate osserva che non  facile essere immortale per una cosa
composta da molte parti nemmeno ben connesse le une con le altre 
(611 b) e continua con il suggerire che la tripartizione appena
esposta non  se non una mera interpretazione delle apparenze
dell'anima stessa e di ci che le accade nella sua esistenza
umana, e che la sua vera natura  ben diversa. Anche nei Dialoghi
tardi non viene fornita alcuna risposta esplicita al problema se
l'anima sia composta o semplice, anche se, per quanto riguarda
l'anima umana, il Timeo suggerisce (69 c) che le tre parti
dell'anima sono situate in zone diverse del corpo e che solo la
parte raziocinante  immortale.
Anche il secondo e pi fondamentale problema era stato dibattuto
da Platone e consisteva, come abbiamo gi detto, nella definizione
dei rapporti fra l'anima e il corpo nel suo complesso. Al
proposito la posizione platonica  molto chiara e definita.
L'anima ha una natura diversa da quella del corpo, la prima
essendo invisibile e immateriale, il secondo, ovviamente, visibile
e materiale; inoltre l'anima  separabile dal corpo ed  immortale
[vedi il brano di Nietzsche a pagina 29, e la lettura 12 del
capitolo Uno]. Di tutto ci il filosofo ateniese era
convintissimo, a prescindere dal fatto che ritenesse o meno di
poter dimostrare questa sua opinione a uno scettico. Ma
l'asserzione platonica dell'immortalit dell'anima e della sua
separabilit dal corpo poneva due problemi molto difficoltosi. Per
primo: se l'anima  immateriale, come pu muovere il corpo? (il
problema si presenta nel corso della discussione sull'anima e sul
corpo del Sole in Leggi, 898 d, ma non viene mai risolto in modo
convincente); in secondo luogo: come e perch l'anima dovrebbe
venire ad incarnarsi nel corpo? Al proposito l'atteggiamento
platonico si orienta su posizioni escatologiche - come nel Fedone,
nella Repubblica e soprattutto nel Fedro -, nella consapevolezza
che un problema del genere non poteva venire affrontato se non con
il ricorso al mito

 (G. E. R. Lloyd, Aristotele, Il Mulino, Bologna, 1985, pagine 169-
172).

